
Ogni cosa ricopre un ruolo e ha un suo livello di efficacia in base al tempo e al luogo in cui si trova. Ovvero in base al contesto in cui agisce.
Sono un cinefilo (e anche un cinofilo, così non si sbaglia nessuno 😎 ) di media portata. Non sono né un esperto né un cultore, ma un semplice appassionato. Ho visto davvero tanti film e di tutti i generi, dall’horror alla commedia, dal biopic al cinepanettone. Ma soprattutto, da bravo uomo medio, ho visto film di azione, avventura, fantasy e fantascienza, western e guerra. Se in un film si spara o si fa a cazzotti… quasi sicuramente l’ho visto.
E in ogni caso ci sono protagonisti e antagonisti, cause iniziali e obiettivi finali, intoppi lungo la strada e strategie di vittoria. E questo vale sia per la fiction che per i film “tratti da una storia vera”. In moltissimi di queste pellicole, nel corso degli anni, ho sentito citare l’Arte della Guerra di Sun Tzu. (Esiste anche un mediocre film, e purtroppo anche un sequel, con lo stesso titolo)
E così l’anno scorso me lo sono comprato. È stata una delusione cosmica. È un libretto di quaranta pagine fatto di aforismi banali con consigli scontati e di dubbia moralità. Ma soprattuto banali. Capiamoci… io ho sconfitto i Sith e pure i Klingon, ho combattuto in Scozia, Cuba, Corea, Vietnam, Sudafrica e Afganistan e financo ad Alamo, al Fosso di Helm e oltre la Barriera al fianco dei Bruti. Come posso esaltarmi con strategie del 550 avanti Cristo?
“Al mattino presto, il morale è più alto. Durante il giorno s’abbassa. A sera i pensieri volano a casa.” Chiunque abbia visto Platoon o La sottile linea rossa lo sa benissimo. 🔫
“Se sei capace, fingi incapacità; se sei attivo, fingi inattività.” Ce lo insegna Keyser Söze ne I soliti sospetti. ☕️
“In un terreno aperto non ti accampare. In una zona di confine stringi alleanze. In una zona crocevia non restare. In un terreno chiuso elabora strategie. In un terreno di morte combatti.” Scegliete un Signore degli anelli qualsiasi. 🧙♂️
“La vittoria si ottiene quando i superiori e gli inferiori sono animati dallo stesso spirito.” Ho l’imbarazzo della scelta. Leonida, William Wallace, John Blutarsky? Scegliete voi. 🍮
“Non bisogna organizzare i propri piani in base a ciò che il nemico potrebbe fare, ma alla propria preparazione.” Paesino di contadini depredati dai banditi e aiutati da eroi in cerca di riscatto? Non vi cito i 7 samurai di Kurosawa, vi dico solo Lo chiamavano Trinità. 🐴

Ok, ci siamo capiti. Un essere umano del XXI secolo dotato di televisore a Sun TZU gli mangia in testa. Ecco cosa pensavo mentre leggevo l’Arte della Guerra.
Ma poi ci ho ripensato. E ho capito che in realtà è proprio a quelle strisce di bambù collegate da lacci di seta che, da circa 2500 anni, si sono ispirati tutti i condottieri, i conquistatori, i rivoluzionari, gli scrittori, i fumettisti, gli sceneggiatori e i registi di tutto il mondo.
Oggi, in un mondo evoluto e con meno guerre che in passato, un designer un po’ nerd può sussultare indignato quando un vice sceriffo di provincia non attua subito delle perfette strategie contro l’evidente invasione di zombie. Ecco, in questo contesto l’Arte della Guerra assume il valore storico e culturale di una pietra miliare e perde quello pragmatico di un manuale bellico. Ha più senso guardare Die hard.
E quindi cosa c’entra DON’T MAKE ME THINK?
La “bibbia” del buon vecchio Steve Krug viene citata quotidianamente dai designer, inserita nelle liste dei libri fondamentali, utilizzata come mantra o come dimostrazione di superiorità e competenza al grido di”Ommioddio non l’hai mai letto”?
Ebbene, rileggendolo oggi dopo due decenni di onorata (o presunta tale) carriera, l’ho trovato piuttosto banale e scontato. Ecco, ho praticamente bestemmiato! 😱
Ma dato che vi ho fatto tutto il pippone su Sun Tzu, avrete certamente capito dove voglio andare a parare. Don’t make me think è la base su cui si fonda tutto l’experience design attuale, direte voi.
Sì, certamente. Ma così è un po’ scontato, prevedibile. Facciamo un passo in più. 🤓
All’inizio di questo articoletto correlavo l’efficacia al contesto e credo che nel contesto odierno il nuovo ruolo del libro di Krug possa essere trasformarlo ne “La bibbia per gli stakeholder”.
Tutti i colleghi, a vari livelli, che ammorbano i designer con opinioni personali sulle scelte di design dovrebbero leggere Don’t make me think, e non per diventare essi stessi designer (Dio ce ne scampi che siamo già tanti), ma per rendersi conto che dai loro commenti banali, dai loro dubbi semplicistici, dai gusti personali e dalle scelte “disruptive” noi ci siamo già passati. Abbiamo letto, studiato, analizzato e provato già tutto e il contrario di tutto, e se abbiamo fatto una scelta è sicuramente il frutto (per noi un processo automatico!) di una serie di ragionamenti e prove, e di applicazioni di regole. E non siamo nemmeno stati noi i primi, le abbiamo solo applicate (e magari migliorate contestualizzandole). Steve Krug le aveva già scritte nel 2000 e le ha poi integrate nel 2006 e ancora nel 2013.
Morale
Non mi permetto di fare la morale a nessuno (il titolo è una questione SEO), ma secondo il mio modesto parere credo che i designer di oggi (e intendo resarchers, information architects, UX, UI, CJ, writers e tutti quelli che ho dimenticato) abbiano un livello di preparazione molto alto, anche in Italia. Sono certo che all’inizio del 2022 la categoria professionale sia rappresentata benissimo in termini di preparazione, competenze e capacità.
Buoni propositi per il 2022
Per i designer
- Come buoni propositi chiedo ai designer di ricordarsi di quanto appena detto e di ricordarlo anche agli stakeholder. Non siete più i grafici che fanno i disegnini. Ricordatevelo!
- Leggete l’Arte della Guerra che in fondo, sui tavoli di progetto, può essere ancora di grande ispirazione.
- Non abbiate paura di criticare altri designer quando banalizzano la nostra professionalità o quando sono chiaramente improvvisati o autoproclamati. Salviamoci!
- Ascoltate comunque i colleghi e gli stakeholder perché loro conoscono gli altri aspetti dei progetti. E i progetti si fanno insieme!
Di seguito c’è una bibliografia essenziale. Un designer dovrebbe averli letti tutti. Se non fosse così… rimediate.
Per gli stakeholder
- Leggete Dont’ make me think.
- Contate fino a 10 prima di fare una richiesta a caso o un commento personale su una soluzione di design.
Qui sotto trovate un mini elenco di libri che tutti i bravi designer hanno già letto. Leggeteli senza presumere che bastino per essere designer ma per avere gli strumenti utili a un dialogo costruttivo e non irritante come il mio. 😅
Bibliografia essenziale
Non metto link, in modo che ognuno li possa eventualmente acquistare sul proprio bookshop preferito.
- Don’t make me think — Steve Krug
- L’arte della guerra — Sun Tzu
- Le leggi della semplicità — John Maeda
- Mobile first — Luke Wroblewski
- Responsive web design — Ethan Marcotte
- Web standards — Jeffrey Zeldman + Ethan Marcotte
- La caffettiera del masochista — Donald Norman
- Da cosa nasce cosa — Bruno Munari
- Che cos’è l’ergonomia cognitiva — Francesco Di Nocera
- Manuale di sopravvivenza per UX designer — Matteo di Pascale
