
Designer: Hai visto la nuova sezione del sito? L’abbiamo messo online ieri.
Genitore: Quale sito?
Designer: Quello dell’azienda per cui lavoro. Sai… quelli che mi pagano lo stipendio…
Genitore: Quale sezione?
Designer: La nuova Assistenza! Dove puoi andare se hai un problema da risolvere con uno dei nostri prodotti.
Genitore: E l’hai fatta tu?
Designer: Sì, beh… non da solo. Io faccio parte di un team di designer che lavora con gli sviluppatori. E tutti insieme abbiamo messo in piedi questo progetto.
Genitore: Designer e…?
Designer: …sviluppatori. I programmatori. Quelli che scrivono il codice.
Genitore: …e tu non sei uno di quelli?!
Designer: No papà, io sono un designer.
Genitore: E che differenza c’è?
Designer: Io non programmo, io progetto. (che poi anche i dev progettano, ma non è il momento di mettere troppa carne al fuoco)
Genitore:: In che senso progetti? Lo disegni…
Genitore:: Sì, ma come un architetto, non come un illustratore.
Genitore:: Mmm…
Designer: L’architetto disegna il progetto, giusto? Ma non è che lo fa a caso. Prima definisce che tipo di edificio fare, cosa ci si farà dentro… si dà degli obiettivi. Poi, in base a quelli, decide quanto grande farlo, su quanti piani, con quali servizi e impianti… ci sei fino a qui?
Genitore: Ci sono.
Designer: Poi pensa ai materiali, sia dal punto di vista strutturale che da quello estetico. Quindi pensa se usare metallo, o cemento, o vetro… o tutti insieme. E poi a che forma dargli, che aspetto: se industriale, residenziale, avanguardistico eccetera eccetera.
Genitore: Avanguardistico?
Designer: Lascia stare. Volevo fare un ponte con l’innovation, ma ho esagerato. Sbaglio mio.
Genitore: Quindi progetti. E cosa progetti in un sito, come funziona la metafora dell’architetto?
Designer: Come dicevo… l’obiettivo. Una casa? Un Centro commerciale? Una fabbrica? Un polo tecnologico? …ci sei fino a qui?
Genitore: Ci sono. Mica sono cretino!
Designer: No no, era per dire…
Genitore: Vai avanti che mi interessa. Così poi lo posso spiegare quando me lo chiedono, che sembro scemo che non so che lavoro fai!!!
Designer: …appunto. Allora con i siti o le app è la stessa cosa. Se per esempio…
Genitore: Cosa sono le app? quelle del telefonino?
Designer: Sì. Ma lascia stare. Parliamo solo dei siti. Sbaglio mio.
Genitore: Di nuovo! Ahahah!
Designer: Allora, l’architetto progetta una casa e io progetto il tuo sito personale. L’architetto progetta un centro commerciale e io progetto un e-commerce. Tipo Amazon, so già che me l’avresti chiesto.
Genitore: Infatti stavo per… ahahah!
Designer: L’architetto progetta una fabbrica e io progetto un sito per un’azienda, come la mia per esempio.
Genitore: E il polo tecnocoso?
Designer: Io progetto il sito di un’università o di una associazione ad esempio. Quindi vedi che il paragone regge.
Genitore: …fin qui.
Designer: In base all’obiettivo, e quindi al tipo di sito, gli darò un’impostazione più o meno tecnica. Disegnerò un architettura dell’informazione specifica e farò…
Genitore: Aspetta.

Designer: Sì, scusa. Architettura dell’informazione vuol dire come i contenuti di un sito vengono catalogati, posizionati e organizzati tra loro. Lascia perdere il nome. Per tornare all’architetto, immagina la pianta dell’edificio. Le stanze, i locali, i bagni, i ripostigli… tu li definisci (quanti e quali) e poi li disponi in modo che abbiamo un senso e ci metti porte e corridoi per collegarli.
Genitore: Sì.
Designer: Stessa cosa per i contenuti. Il sito della mia azienda per esempio: pagine per raccontare l’azienda, catalogo prodotti, parte commerciale, contatti, assistenza, area personale ecc.
Genitore: Ahh… il menu!
Designer: …ss sì…e no. Il menu è uno dei modi per gestire queste cose. Come le mappe nel centro commerciale. Però l’architettura dell’informazione è tutto il pensiero che ci sta dietro, mentre progetti. È importante questa differenza perché è proprio lì che sta il valore del mio lavoro. Nella testa. Nel pensare le cose in modo che poi funzionino. E funzionino specificamente per il ruolo per cui sono state create.
Genitore: …
Designer: Ti è più chiara questa parte?
Genitore: Sì. È interessante. È anche difficile. Allora sei bravo, se lo fanno fare a te?!
Designer: …ti va bene che sei mio papà!
Genitore: Ma no! È un complimento!
Designer: A me non sembrava. Sembravi stupito che io sapessi fare una cosa!
Genitore: Ma no. Però hai studiato per fare il grafico! Pensavo ci volesse una laurea per queste cose.
Designer: Adesso ci sono. Quando ho iniziato io non c’erano ancora e ho studiato tutto per conto mio.
Genitore: …hai studiato?
Designer: Sì… se una cosa mi piace la so anche studiare. Se però mi fai fare economia… ahahah!
Genitore: Ma se volevi fare sociologia…
Designer: …e mi sarebbe servito, infatti!!!
Genitore: Per fare i siti?
Designer: Lascia stare. È un discorso troppo lungo. In ogni caso adesso queste cose si studiano, anche con basi di sociologia, psicologia e antropologia. Perché hai a che fare con gli utenti. È per loro che progetti, e devi stargli dietro. Le persone cambiano continuamente, si evolvono nei comportamenti e nelle aspettative. E nel digitale ancora più in fretta.
Genitore: Ah… è roba da giovani.
Designer: No, non è vero! Guardati tu e pensaci bene. Hai comprato uno smartphone, un chromecast e hai imparato a scaricare un’app e aprire un account tutto da solo (perché io ero in vacanza) …per cosa? Per avere NOW, DAZN, TIM VISION e vedere tutte le partite di serie A col Paolo e il Peppino!
Genitore: Cazzo…!
Designer: Vedi? Aspettative e comportamenti…
Genitore: E tu guardi anche queste cose?
Designer: È la base! Altrimenti è opinionismo! …o culo.
Genitore: Ahahah!
Designer: È anche esperienza e preparazione. Ma agli altri non sempre basta. In un’azienda entrano in gioco molti fattori: in primis il business. E tutti vogliono tirare l’acqua al proprio mulino e darti la loro soluzione. Quindi utilizzi i dati e fai test con gli utenti finali, per motivare e supportare le scelte di progettazione. Altrimenti chiunque arrivi si sente in diritto di dare il suo parere. Come fai tu quando guardi le partite!
Genitore: Ma io guardo “il pallone” da quasi settant’anni!
Designer: Chissà perché però, nessuno ti ha mai ingaggiato per provare a vincere la Champion.
Genitore: Negli anni sessanta ho allenato il Candia per un po’!
Designer: Ah beh, allora sei super skillato.
Genitore: Cos’è che sono?
Designer: Affamato! Andiamo a cena prima che la pasta diventi colla.
Genitore: Eh ma lo sai che se è troppo al dente faccio fatica…
Designer: Lo so, lo so… sono skillato pure io.
❤️ Grazie a mamma e a papà, che non hanno mai smesso di provarci. Grazie alla loro caparbietà nel cercare di capire quale sia il mio lavoro e la sua evoluzione non lineare.
🙏🏼 Immagine copertina “WHAT JOB I (REALLY) DO” di annathepug
