Per riprendere con la giusta energia la scelta migliore è partire da una delle figure più classiche (e mitiche) del Vecchio West, lo Sceriffo!
In nome della legge!
Il rapporto tra la frontiera e la legge è sempre stato turbolento. Portare ordine in un mondo per sua natura senza regole era tanto una necessità quanto un fastidio per molti.
Come ogni altra figura che calpestava quelle terre inesplorate, anche gli sceriffi furono il segnale tangibile di un progresso che stava arrivando e dell’inesorabile necessità di creare struttura e solidità per una convivenza più o meno pacifica di tutti.
Ci furono molti tipi di sceriffi: quelli onesti e puri, quelli coraggiosi e temerari, ma anche quelli paurosi, quelli corrotti e quelli che fino a ieri facevano i pistoleri o assaltavano treni.
Si potrebbe dire che l’importante era il risultato… e un po’ meno il percorso.
Spesso agli sceriffi passava anche la voglia di farsi sparare addosso “in nome della legge” e se ne stavano quindi in panciolle sul portico dell’ufficio, con gli stivali sulla staccionata e la pipa in bocca.
E quindi la legge? La giustizia?
Chi si occupava di ri-cercare i fuorilegge?
C’erano i Bounty Hunter, i cacciatori di taglie, che avevano un po’ meno burocrazia e metodi più sbrigativi per raggiungere l’obiettivo e assicurare i cattivi alla giustizia.
È interessante sapere che, al contrario degli sceriffi, ci furono anche molte donne cacciatrici di taglie. Probabilmente perché era necessaria una certa scaltrezza per quel tipo di lavoro e, ahimè, richiedeva più discrezione e quindi veniva più tollerato.
Il podcast di Spaghetti Western
Di fuorilegge del web ce ne sono parecchi. Le loro armi più potenti sono i dark pattern: trappole tese per rubare soldi e dati, o anche per continuare a spillare quattrini a utenti (persone) ignari e inermi.
Ma anche nel selvaggio web* c’è qualche bounty hunter che investe parte del suo tempo a stanare fuorilegge e a inseguire il cattivo design e la cattiva progettazione.
È una questione etica ma anche economica, e io sono convinto che sia anche il miglior contributo per dare forza alla categoria designer. Scovare il cattivo design ci aiuta a uscire dalla frontiera e a muoverci verso un contesto più strutturato, con professionalità e ruoli meglio definiti.
Debellare le cattive pratiche però non è solo una questione di caccia ai banditi, ma significa anche (e soprattutto) formare e istruire chi lo fa senza dolo o secondi fini ma solo per mancanza di competenza e perché non si affida alle persone giuste.
Ho parlato con Lorenzo Pinna , uno UX Bounty Hunter professionista (😂 scherzo, non è un nuovo job title!), che mi ha condiviso alcune delle sue numerose esperienze con dark pattern più o meno consapevoli e che spiega cosa significa essere un esperto di “UX che converte”.
Abbiamo parlato di manipolazione vs. persuasione, della truffa della UX e dell’errore come cammino per migliorare.
Metto un paio di citazioni a caso per incuriosire e invogliare, e poi… la cosa migliore è ascoltare Lorenzo.
“È stupido […] fare cattivo design di proposito: è una cosa che non porta nessun vantaggio né sul breve, né sul medio, né sul lungo termine.”
“Bisogna stare molto attenti a differenziare i bisogni dai voleri, perché sono cose molto diverse!”
“La vera conversione è creare una relazione.”
Ascolta il podcast 👇
Se non lo puoi o non lo vuoi ascoltare, puoi anche leggere il podcast grazie alle trascrizioni delle puntate.
Fuori onda
Ho chiesto a Lorenzo di suggerire qualche risorsa utile ad approcciarsi alla progettazione e alla conversion. Ecco la sua lista per capire meglio utenti e clienti:
- 100 cose che ogni designer deve conoscere sulle persone Libro di Susan Weinschenk
- Chi vuole cavalli più veloci? Allenare ascolto e curiosità nella ricerca con le persone Libro di Raffaella Roviglioni
- Mindhunting. Capire le persone, progettare le esperienze Libro di Andrea Fiacchi
- Lezioni di Design Video di Bruno Munari
- #Datastories. Seguire le impronte umane sul digitale Libro di Alice Avallone
Ovviamente il buon Lorenzo non si mette tra le fonti di riferimento ma io invece lo consiglio vivamente a chi vuole imparare a individuare il cattivo design e a debellarlo.
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*Scusate per il gioco di parole, mi sono trattenuto per sei articoli ma questa volta non ho resistito.
