Siamo il (selvaggio) west, siamo la frontiera, siamo le persone che cercano di costruire una nuova realtà.
Siamo la frontiera.
Abbiamo sempre una visione romantica del passato, dei grandi momenti di cambiamento, delle crisi da cui nascono le grandi rinascite.
Oggi, nel 2024, la comunità di digital design in Italia sta vivendo proprio uno di questi momenti e sarebbe un peccato non accorgersene. Perché è difficile rendersi conto, dall’interno, che le cose stanno cambiando. È difficile accorgersi della portata di questi cambiamenti. È difficile comprendere se, come e quanto stiamo contribuendo al cambiamento stesso.
Il 2022, il rientro alla vita “normale” dopo la pandemia, ha aperto le porte a un mondo nuovo fatto di abitudini e tecnologie ancora da assimilare e metabolizzare.
Ogni aspetto (o quasi) della nostra vita è stato influenzato da questi cambiamenti. Il mondo del lavoro ha subito, e anche beneficiato, di cambiamenti radicali come il lavoro da remoto, le call conference, la digitalizzazione forzata e repentina. E il mondo del digital design italiano non è stato risparmiato da questa ventata di cambiamenti. Anzi è stato forse uno dei settori che più e meglio di altri ha beneficiato di questo periodo di rivoluzione.
Il 2023 ha mostrato a tutta la comunità del design grandi praterie e territori dai confini ancora da tracciare: accessibilità, inclusione, des OPS, legal design, user research, design system…
Quando ne parliamo tra di noi, che in tre anni abbiamo letto decine di libri e centinaia di articoli, sembrano tutte cose che conosciamo e maneggiamo da sempre. E invece sono passate solo manciate di mesi. C’è ancora molto da scoprire, da imparare e da applicare.
Come nel Far West siamo figure in cerca di nuove opportunità e di un nuovo ruolo, sperando di passare alla storia come Calamity Jane e Billy the Kid. Ci muoviamo tra lande sconosciute, con mappe approssimative e, come nei western che si rispettino, non sappiamo mai se la giornata ci riserverà una bevuta al saloon o un duello a mezzogiorno.
Come in un film del grande Sergio Leone ci muoviamo in contesti mutevoli, da interpretare ad ogni passo, sperando di essere dalla parte giusta della pistola.
Quando un uomo con il design system incontra un uomo con la roadmap, quello col design system è un uomo morto.
La frase non è inclusiva, lo so, ma erano altri tempi. Ma la cosa importante è che la storia del cinema ci insegna che alla fine chi ha il fucile avrà la peggio perché chi ha la pistola adotterà una strategia più solida.
Quindi io faccio il tifo per il design system!
Spaghetti western.
Quindi eccoci qui, in Italia, a muoverci e a maneggiare temi nuovi e a volte un po’ spaventosi.
Alcuni di questi temi ci hanno infatti travolti e hanno evidenziato il divario tra la capacità del design di farli subito propri e la rigidità delle aziende nel recepirli.
Chi fa design è oggi pioniere e si trova nella stessa difficoltà di chi colonizzò la frontiera del vecchio West dovendo capire come muoversi e da che parte stare. Chi apre nuove piste, chi cerca l’oro, chi apre un saloon, chi si mette una stella sul petto e chi assalta le diligenze.
Ho cercato alcune di queste persone e le ho invitate a fare una chiacchierata sul loro lavoro, su come si stanno muovendo, su cosa hanno imparato (nel bene e nel male) e soprattutto quali sfide hanno affrontato e stanno ancora affrontando.
Le ho cercate perché credo sia giusto condividere la loro esperienza e capire dove (e come) stiamo andando, verso quali orizzonti cavalchiamo, e quali ostacoli dobbiamo affrontare.
Siamo il (selvaggio) west, siamo la frontiera, siamo le persone che cercano di costruire una nuova realtà.
